| Francesca's profileLa Fée VertePhotosBlogLists | Help |
|
July 27 Dedicated to.... My Love...
Voglio camminare con te
a piedi nudi sulla notte,
senza fare rumore,
che si senta solo il suono dei pensieri...
E sguardi nel buio,
occhi negli occhi fino a perdersi.
Voglio scendere con te
nelle profondità della notte,
ascoltare gli abissi dell'anima e i silenzi del mondo
per ritrovare la purezza e la violenza del sentire.
E rincorrerci e fuggire
e riprenderci e stringerci a vicenda,
aggrappati a questa notte senza tempo,
finalmente nostra
nei sensi che colorano di rosso
le strade e le nostre anime
in un unico respiro...
Desiderio liberato,
sprigionato, sfrenato...esploso.
Voglio raccogliere in me
tutte le tue inquiete parole,
tutte le angosce e le umane fragilità,
tutto il veleno che sputerai,
per riconsegnarti al mondo
più puro e più leggero.
July 18 Campioni del Mondo...che tristezza CAMPIONI DEL MONDO
Caro popolo di tifosi, che meraviglia, siamo campioni del mondo!!
Chi se ne frega se nel nostro parlamento si contano più di 80 parlamentari pregiudicati,
dobbiamo forse lamentarci per così poco?
Chi se ne frega se il tasso di disoccupazione del nostro paese è uno dei più alti d'Europa, vale forse la pena darsi da fare per una simile inezia?
Chi se ne frega se la precarietà sta derubando i giovani del diritto ad un futuro e dell'opportunità di costruirsi una famiglia, è così necessario gridare allo scandalo?
Ma si, chi se ne frega di queste e di tante altre questioni irrilevanti, da veri campioni del mondo dobbiamo lottare solo per le cose veramente importanti!!
E allora andiamo, scendiamo in strada, leviamo il nostro grido di indignazione, blocchiamo la circolazione ferroviaria, spezziamo in 2 il paese, non possiamo assolutamente permettere che l'Italia campione del mondo veda i suoi più prestigiosi clubs di serie A retrocessi nel campionato cadetto!!
Ne va del nostro prestigio, dobbiamo assolutamente far sentire la nostra voce, dobbiamo protestare...non vogliamo diventare una barzelletta agli occhi del mondo...
E che cavolo!! Noi siamo i Campioni del Mondo!!
July 17 BLADE RUNNER: bioingegneria e destino umano BLADE RUNNER (Usa, 1982)
CAST TECNICO:
Regia: Ridley Scott
Soggetto: Philip K. Dick
Sceneggiatura: Hampton Fancher, David Peoples
Montaggio: Marsha Nakashima, Terry Rawlins
Musiche: Papathaniassou Vangelis
Rick Deckard (Harrison Ford) vive in una megalopoli ed è un "blade runner", un identificatore e sterminatore di replicanti, esseri umani confezionati per essere utilizzati nelle colonie spaziali.
La polizia cerca Deckard, ormai stanco di uccidere, e lo trova: è l'unico blade runner capace di togliere dalla circolazione i quattro replicanti tipo Nexus 6 tornati clandestinamente sulla terra a chiedere conto al loro creatore di una vita limitata a soli quattro anni.
Il capitano Bryant minaccia di eliminare Deckard nel caso non accetti l'incarico.
Deckard fa alzare in volo il suo spinner e si reca da Tyrrel, il geniale creatore di Nexus 6.
Il test Voight-Kampff è il solo sistema che permetta di distinguere un replicante da un umano e Deckard è uno dei pochi a conoscerlo.
Lo usa con Rachael, la segretaria di Tyrrel: è una replicante.
La prima preda di Deckard si chiama Zhora, è bellissima e danza in mezzo ai serpenti in un night club.
Dopo una lunga camminata nella notte in una città degradata e sovrappopolata, misera e sgargiante, Deckard scova Zhora, ma la replicante fiuta il pericolo e fugge sotto la pioggia battente.
Comincia l'inseguimento tra la folla, finché Deckard non prende la mira e spara col suo blaster, uccidendola.
Eliminata Zhora, Deckard viene attaccato da Leon, un replicante che ha già commesso un omicidio, ma viene salvato da Rachael, che spara e uccide Leon.
Tra Rachael e Deckard nasce un amore.
La terza preda di Deckard è Pris, che verrà abbattuta dopo una strenua lotta. Non resta che Batty, il capo dei replicanti ribelli, che dopo aver ucciso Tyrrel si mette in cerca di Deckard per vendicare i suoi compagni.
La lotta finale è all'ultimo sangue: Deckard, battuto, sta precipitando nel vuoto, ma Batty, ormai vicino alla fine, gli tende una mano e lo salva: l'uomo artificiale consegna all'uomo reale un messaggio di vita.
BIOINGEGNERIA E DESTINO UMANO
Il film "Blade Runner" si ispira al romanzo "Do Androids dream electric sheep?" di P. Dick, che tratta il problema dei rapporti sociali nella Los Angeles dell'anno 2019, in cui il simbolo si status sociale è possedere animali veri.
In un mondo in cui l'artificiale ha sostituito il reale, gli androidi aspirano a possedere uno status symbol che possa renderli uguali agli uomini.
Questa tematica nel film è solo accennata, poiché Ridley Scott preferisce operare una scelta tutta legata al visivo, sin dallo scenario iniziale.
Il film inaugura la "cultura dark", caratterizzata dal primato dell'oscuro e della notte, che nel film assume aspetti inquietanti.
La Los Angeles che Scott ci descrive è caratterizzata da forte inquinamento, da continue piogge acide.
E' a questo punto che compare la prima suggestione filosofica della pellicola, che ci permette di paragonare questa Los Angeles alla "Caverna" di Platone.
Il primato del buio, il vedere ombre, è legato all'idea che ci sia sempre qualcosa oltre l'ombra; la visione dell'ombra non si esaurisce in se stessa, ma implica qualcosa di nascosto.
Scott, come Platone, gioca sulla dialettica luce/ombra.
La nostra società, figlia del razionalismo Cartesiano e dell'Illuminismo, è abituata ad identificare la ragione con la luce; per noi le ombre rappresentano le passioni non controllate, operiamo una distinzione filosofica e religiosa tra la luce che rappresenta Dio e la Ragione, e il buio che si identifica con il Demonio, il Male, le pulsioni incontrollate.
Avvertiamo una dicotomia, una forma di difficile coesistenza tra due poli opposti che tendono ad escludersi.
In realtà, il mondo racchiude entrambi questi aspetti, si costituisce come una continua dialettica tra bene e male.
Un'altra caratteristica della Los Angeles di Scott è l'uso della lingua: quando Deckard parla con l'uomo della bancarella di gamberetti usa una lingua particolare, un misto di tutte le lingue possibili, indice di una mutazione delle lingue.
Tutti gli elementi che caratterizzano questa Los Angeles si inseriscono in un contesto filosoficamente definibile col termine "distopia": nel film si manifesta la crisi dell'idea di progresso.
Ci viene presentata un'immagine negativa del mondo, in cui l'uomo stesso è responsabile della morte di ogni possibile progresso o speranza.
E' uno scenario che non ci consola, che ci dà inquietudine, e al contempo ammonisce l'uomo affinché possa fermarsi a riflettere, a porsi una domanda: che cosa significa decidere oggi per il futuro?
Non siamo in grado di consultare chi deve ancora nascere, pertanto l'umanità di oggi deve assumersi delle responsabilità nei confronti delle future generazioni.
La distopia in questo caso diventa un monito, un elemento di conoscenza simulata che ci mostra lo scenario di un futuro possibile.
Un ulteriore problema affrontato dal film di Scott è quello del replicante, che implica anche un aspetto morale: perché un uomo uguale a noi, ma che vive solo quattro anni, è considerato un diverso?
Qual'è il confine del diverso? La certezza della fine, il fatto che per un replicante "il tempo è dato", può creare un discrimine tra uomo e non-uomo, può giustificare una forma di "razzismo"?
Grande importanza riveste nel film il rapporto tra naturale e artificiale, che pone anche un problema epistemologico: l'umanità ha la tendenza a rinviare le proprie scelte alla Natura per evitare di assumersene la responsabilità.
In realtà non ha senso assumere la natura come "norma" (ad esempio per giustificare l'emarginazione dell'omosessualità, come accadeva in passato) : siamo noi a costruire norme e convenzioni.
Dov'è il confine tra naturale e artificiale? Qual'è il vero motivo per cui i replicanti sono dei dannati?
Lo sono in quanto non generati da una madre.
Questo ci riporta alla mente "Frankenstein" di Mary Shelley, la creatura che vive una terribile solitudine, è esclusa da tutti perché non può comunicare, non è nata da una relazione, non ha madre.
L'uomo è il prodotto di due fattori: la nascita biologica e l'apprendimento.
L'uomo si distingue dall'animale in quanto produce sapere. La forza dell'uomo è la capacità di costruire un mondo artificiale, delle protesi, dei sostituti, delle simbologie materiali (tecnologia).
Il replicante fa impressione in quanto pura artificialità, coi limiti che essa gli impone (soli 4 anni di vita).
La replicante Rachael è diversa dagli altri perchè ignora quando morirà e in questo caso l'ignoranza è di importanza estrema a livello conoscitivo. Si pensi al modo diverso di rapportarsi al presente di un condannato a morte rispetto ad un uomo libero.
Forse allora non esiste un vero confine tra naturale e artificiale, o meglio, il messaggio del film è che tale confine, tale differenza è inessenziale.
Un altro tema fondamentale è il tema del doppio: chi sono i replicanti? Sono copie.
Un essere che è copia di un altro, deve essere necessariamente servile rispetto all'originale?
Nel mondo della "riproducibilità ad libitum" l'originale viene esaltato, quasi venerato, creando un problema di identità.
Le copie hanno il diritto di rivendicare un'autonomia, se hanno tutte le qualità dell'originale?
I replicanti sono umani o no? Sono schiavi o no?
In realtà ognuno di noi è doppio, tutti dialoghiamo con noi stessi in virtù del doppio (ritroviamo il tema del doppio anche in letteratura: pensiamo a Dostoevskji, a Hoffman, allo Stevenson di "Dr. Jackyll e Mr. Hide").
Dal punto di vista cognitivo siamo "doppi", altrimenti non saremmo in grado di comprendere l'altro. Riconosciamo l'altro quando è diverso dal nostro doppio: nel rapporto tra madre e figlio, ad esempio, il bambino diventa autonomo quando si diversifica dal doppio della madre.
Il tema del doppio ritorna anche nei meccanismi di identificazione: quando assistiamo ad una rappresentazione teatrale o cinematografica siamo coscienti, ma nello stesso tempo ci identifichiamo con l'altro, pur rimanendo noi stessi.
Riusciamo, cioé, a far convivere identità e differenza: questa è l'essenza della comunicazione, capacità di metabolizzare in un contesto "nozioni" alle quali siamo capaci di dare un senso.
Un ulteriore aspetto affrontato dalla pellicola è il tema della vista, trattato mediante riferimenti e citazioni: è esplicitamente citato, nella scena degli ingrandimenti fotografici, il celebre quadro "I coniugi Arnolfini" del pittore fiammingo Van Eyck (Londra, National Gallery) in cui, attraverso uno specchio convesso, il pittore duplica e moltiplica il piano della realtà in un riquadro bidimensionale.
C'è anche un riferimento al quadro "Las Meninas" di Velàzquez.
La vista è molto importante nella cultura occidentale e nella tradizione filosofica: tendiamo ad identificare la conoscenza con la vista, l'occhio con la visione razionale.
Quello che il film di Scott ci comunica che l'eccesso di evidenza della vista non ci fornisce necessariamente il massimo della conoscenza, anzi, in un certo senso la nasconde.
L'eccesso di vista impedisce in realtà di vedere, come una luce troppo forte acceca la vista ( e qui cogliamo un altro riferimento al mito platonico della caverna: l'uomo che esce dalla caverna viene accecato dalla luce, il passaggio è doloroso perché l'Uomo, in quanto essere conservativo, teme il cambiamento).
Il tema del doppio ci conduce inevitabilmente al tema del dubbio: il film di scott provoca dubbio.
Il dubbio è l'elemento centrale della conoscenza, anche la fede ha senso solo nel dubbio, nella certezza non si sceglie.
Ricapitolando, il film ci pone di fronte a vari contrasti: quello tra biologico e artificiale, tra generato e costruito, tra uomo e automa, ma soprattutto alla dicotomia familiare/straniante: il replicante è come noi e al contempo non lo è, ma il confine non è ciò che separa due mondi, bensì ciò che li unisce.
Dobbiamo riconoscere l'alterità, l'elemento straniante, per conoscere, per capire.
La conoscenza è il frutto dalla compresenza degli opposti.
|
|
|